DigiTouch S.p.A. is an Italian digital marketing and technology company that operates as a Growth Orchestrator, integrating Marketing, Technology, and E-commerce into a unified data and AI-driven architecture. The company supports business growth through three main business units: DGT Marketing, focused on brand experience and performance marketing; DGT Technologies, dedicated to customer understanding, data platforms, and AI solutions; and DGT E-commerce, providing commerce solutions and omnichannel retail experiences. DigiTouch serves clients across various sectors, including retail, financial services, public administration, and telecommunications, primarily within the Italian market. The company leverages proprietary assets, including AI models, data infrastructure, and the Agentic Campaign Manager platform, to optimize customer journeys and business outcomes. It also offers Fintech Solutions through a controlled subsidiary, focusing on commerce and payments. DigiTouch has evolved from a performance marketing agency to an integrated MarTech platform, utilizing a disciplined M&A strategy to build its capabilities.

Summarised from the company's own disclosures, fiscal year ended Sep 2026

Industry Advertising Agencies Homepage gruppodigitouch.it
Sector Communication Services IR page gruppodigitouch.it
Tags
digital marketing, artificial intelligence, e-commerce, data analytics, customer journey optimization, fintech solutions, omnichannel retail, cloud services, performance marketing, brand experience, DGT Marketing, DGT Technologies, DGT E-commerce, Agentic Campaign Manager, Asset Accelerator
Press page gruppodigitouch.it/news/news

Metrics

Valuation  
Market cap —
P/E —
P/BV —
P/S —
P/OCF —
P/FCF —
Dividend yield —
Turnover / mcap —
Returns  
ROE 8.7%
ROI 6.6%
ROIC 9.0%
Profit margin 4.2%
Growth  
Revenue growing No
Profits growing No
Revenue up 3y No
Revenue up 5y —
Quality  
Profitable Yes
Margin expanding Yes
Buying back stock No
Diluting (TTM) No
Podcast bulls (TTM) Sign up
Podcast bears (TTM) Sign up
Podcast sentiment (TTM) Sign up
Podcast sentiment % (TTM) Sign up
News sentiment (TTM) 21
Quality score 0%
Insiders  
Buys, 1w Sign up
Buys, 1m Sign up
Buys, 1y Sign up
Sells, 1w Sign up
Sells, 1m Sign up
Sells, 1y Sign up

Sign up to see this company's insider trades

Figure FY 2024 FY 2023 FY 2022 FY 2021
Revenue 40.001M 44.109M 42.39M 38.865M
Free cash flow 3.689M 1.668M 1.154M 3.48M

Sign up to see institutional holdings

Sign Up

Podcast Mentions

Sign up to see podcast mentions and sentiment

Sign Up

C'è una narrazione diffusa, quasi automatica, secondo cui l'intelligenza artificiale ridurrà il lavoro dei fornitori di tecnologia: meno sviluppatori, meno consulenti, meno system integrator, perché "ci pensa l'AI". Sarà davvero così? Scopriamo di più.

17/09/2026 - SIMONE RANUCCI BRANDIMARTE

Perché il lavoro dei tech provider crescerà, non si ridurrà, con lo sviluppo dell'AI

Contesto

C'è una narrazione diffusa, quasi automatica, secondo cui l'intelligenza artificiale ridurrà il lavoro dei fornitori di tecnologia: meno sviluppatori, meno consulenti, meno system integrator, perché "ci pensa l'AI". I dati raccontano l'esatto contrario. Il mercato non si sta comprimendo: si sta espandendo a un ritmo che il settore fatica persino ad assorbire, e la ragione è semplice — l'AI non è un sostituto del lavoro dei tech provider, è il più grande moltiplicatore di domanda che l'industria abbia mai conosciuto. Ecco undici punti, con i dati a sostegno.

1. La spesa IT mondiale cresce a doppia cifra, trainata dall'AI

Secondo le ultime stime di Gartner, la spesa IT globale raggiungerà 6.370 miliardi di dollari nel 2026, con un incremento del 14,2% rispetto al 2025 — una revisione al rialzo rispetto al +10,8% stimato solo a inizio anno, poi ulteriormente aggiornata nel corso dei mesi successivi. Non stiamo parlando di una crescita fisiologica o di un rimbalzo congiunturale: è un'accelerazione strutturale, spinta esplicitamente da data center, piattaforme cloud e applicazioni intelligenti. Ogni volta che un analista rivede le proprie stime, lo fa verso l'alto, non verso il basso — un segnale che il mercato si sta muovendo più rapidamente di quanto anche gli osservatori più attenti riuscissero a prevedere solo pochi mesi prima.

2. I servizi IT restano la voce di spesa più grande in assoluto

Contrariamente all'idea che l'AI "sostituisca" i fornitori di servizi, Gartner prevede che i servizi IT — implementazione applicativa, managed services, gestione delle infrastrutture, IaaS — raggiungeranno 1.870 miliardi di dollari nel 2026, in crescita del 9%: restano la componente più ampia dell'intera spesa tecnologica mondiale, superiore persino all'hardware e alle telecomunicazioni. Questo dato smentisce alla radice l'idea che l'automazione stia "svuotando" il valore dei servizi: semmai lo sta spostando verso attività a maggiore complessità, dove serve competenza umana per progettare, integrare e governare sistemi sempre più articolati. Qualcuno deve pur mettere in produzione, mantenere e far evolvere tutta questa infrastruttura, e quel qualcuno sono i tech provider.

3. La spesa mondiale in AI cresce del 47% in un solo anno

Gartner stima che la spesa globale in intelligenza artificiale supererà i 2.590 miliardi di dollari nel 2026, con un incremento del 47% sul 2025. Un tasso di crescita che non ha praticamente equivalenti in altri segmenti tecnologici degli ultimi vent'anni, e che si basa già su contratti cloud, licenze software e infrastrutture messe a bilancio dalle aziende, non su proiezioni ottimistiche. Questa spesa non si materializza da sola: si traduce direttamente in nuovi progetti, nuovi contratti di implementazione, nuovi team di delivery e nuova domanda di competenze specialistiche lungo tutta la filiera, dai fornitori di infrastrutture fino ai system integrator che portano l'AI dentro i processi aziendali reali.

4. Il software cresce più del PIL, più della media di mercato

Il comparto software raggiungerà 1.443 miliardi di dollari nel 2026, con un aumento del 15,1% — una crescita quasi doppia rispetto al PIL globale atteso. Ogni nuova release, ogni funzionalità basata su modelli generativi, ogni integrazione tra sistemi legacy e nuove piattaforme AI richiede sviluppo, testing, manutenzione, sicurezza: lavoro umano altamente specializzato, non sua sostituzione. L'illusione che "il software si scriva da solo" grazie all'AI generativa ignora che la produttività individuale più alta si sta traducendo, nei fatti, in più progetti avviati in parallelo, non in meno persone impiegate — perché la domanda di nuove applicazioni cresce più rapidamente della capacità produttiva che l'AI riesce a liberare.

5. L'Italia non fa eccezione: il digitale cresce più del doppio del PIL

Secondo il rapporto "Il Digitale in Italia 2026" di Anitec-Assinform, realizzato con NetConsulting Cube, il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro nel 2025 (+3,4%), un ritmo superiore a quello dell'economia nazionale nel suo complesso. I Servizi ICT, in particolare, sono cresciuti dell'8,1%, fino a 18,8 miliardi di euro, spinti proprio da AI, cloud e cybersecurity. Anche il software e le soluzioni ICT hanno toccato i 9,8 miliardi (+4,1%), mentre banche e settore assicurativo si confermano tra i comparti più dinamici negli investimenti digitali. Il messaggio è chiaro: anche in un'economia a crescita moderata come quella italiana, il digitale continua a correre a un ritmo doppio o triplo rispetto al resto del sistema produttivo.

6. La spesa in AI in Italia cresce quasi del 50% in un anno

Sempre secondo Anitec-Assinform, la spesa in intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto 1,38 miliardi di euro, con un incremento del 47,6% — il tasso di crescita più alto registrato in tutto il rapporto, superiore persino a quello della cybersecurity (+12%) e dei Big Data (+10,4%). È il segmento che, più di ogni altro, sta generando nuova domanda di system integrator, consulenti applicativi e sviluppatori specializzati in machine learning e AI generativa. Un mercato che parte ancora da valori assoluti contenuti rispetto agli Stati Uniti, ma che cresce a una velocità che, se mantenuta, porterebbe a un raddoppio della spesa in poco più di due anni.

7. La carenza di competenze è già un collo di bottiglia, non un'ipotesi

Se l'AI stesse davvero riducendo il fabbisogno di lavoro tecnico, non dovremmo osservare una carenza di talenti; osserviamo invece l'opposto. L'Osservatorio sulle Competenze Digitali, promosso da AICA, Anitec-Assinform e Assintel, stima che servirebbero circa 236.000 professionisti ICT in più in Italia solo per allineare il Paese alla media europea. A livello globale, Korn Ferry prevede 4,3 milioni di posizioni IT vacanti entro il 2030, con un impatto stimato da IDC di 6.500 miliardi di dollari in mancata produttività e fatturato non realizzato. Questi numeri non descrivono un settore che si sta restringendo: descrivono un settore che non riesce a crescere abbastanza in fretta da soddisfare la propria stessa domanda.

8. Otto aziende su dieci non trovano le competenze di cui hanno bisogno

Secondo ManpowerGroup, la carenza di talenti in settori specifici ha toccato l'78%, un massimo storico mai registrato prima. L'Experis Tech Talent Outlook Q1 2026 conferma che il 75% delle aziende italiane fatica a trovare i profili qualificati necessari, mentre secondo Deloitte quasi il 90% dei responsabili IT definisce l'assunzione e la retention di talenti tecnologici una sfida continua. Questo scenario non è compatibile con l'idea di un mercato del lavoro tech in contrazione: è il ritratto plastico di una domanda che supera strutturalmente l'offerta, con effetti diretti su tempi di rilascio dei prodotti, soddisfazione dei clienti e crescita salariale nei ruoli più richiesti.

9. L'AI crea più ruoli di quanti ne trasformi

Le proiezioni più citate a livello internazionale indicano che, mentre l'automazione ridisegna alcune mansioni esistenti, l'AI genera contestualmente nuova domanda di professionisti in ambiti come data engineering, cybersecurity, governance dei modelli e integrazione AI-enterprise: si stima che entro il 2026 spariranno circa 85 milioni di ruoli, ma ne emergeranno 97 milioni in ambiti legati a IA, dati, sicurezza informatica e innovazione sostenibile — un saldo netto positivo di circa 12 milioni di posizioni. Il paradosso apparente — meno posizioni "tradizionali", più posizioni "aumentate" — si traduce, per chi lavora nella filiera tecnologica, in un'espansione netta della domanda di lavoro qualificato, non in una sua contrazione.

10. Le infrastrutture per l'AI richiedono un'intera filiera di competenze umane

L'intelligenza artificiale ha bisogno di data center, energia, raffreddamento, semiconduttori, reti ad alta velocità e software specializzato: un'intera catena industriale che non si costruisce né si gestisce da sola. Gartner prevede che la spesa per infrastrutture cloud ottimizzate per l'AI raggiungerà 42,3 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita del 96,4% sul 2025, e che i sistemi per data center cresceranno del 55,8%, fino a quasi 788 miliardi di dollari complessivi. Anche l'Uptime Institute segnala che mancano circa 2,4 milioni di professionisti a livello globale nel solo settore delle infrastrutture digitali, un vincolo che rischia di rallentare la crescita più della disponibilità di capitale. Ogni euro investito in questa filiera si traduce in progetti che vanno progettati, implementati e presidiati da tech provider — non nella loro sostituzione.

11. Il vero terreno di crescita futura è il digital divide delle PMI

Se i primi dieci punti fotografano un mercato già in forte espansione, l'undicesimo indica dove si concentrerà la prossima ondata di domanda: le piccole e medie imprese, che restano strutturalmente indietro rispetto alle grandi aziende. Secondo l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede di investire nell'intelligenza artificiale, e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione AI per i propri collaboratori. I dati ISTAT confermano il quadro: solo il 15,7% delle PMI italiane con almeno 10 addetti utilizza l'intelligenza artificiale, contro il 53,1% delle grandi imprese — un divario che, tra il 2023 e il 2025, è passato da circa 20 a 37 punti percentuali, segno che le grandi aziende stanno accelerando più rapidamente di quanto le PMI riescano a recuperare terreno. È proprio questo differenziale a rappresentare la riserva di crescita più importante per i prossimi anni: strumenti come il Piano Transizione 5.0, con crediti d'imposta fino al 45% per investimenti in software e piattaforme digitali, e la crescente pressione competitiva stanno spingendo un numero crescente di piccole imprese ad avvicinarsi finalmente al digitale — non per moda, ma per necessità di sopravvivenza competitiva. Colmare questo divario richiederà anni di lavoro di system integrator, consulenti e fornitori tecnologici capaci di tradurre l'AI in soluzioni accessibili anche per chi parte da una maturità digitale ancora bassa: un mercato enorme, in larga parte ancora inespresso, che da solo giustifica previsioni di crescita del settore ben oltre l'orizzonte 2026-2029.

 In sintesi, quindi, l'equivoco di fondo è pensare all'AI come a una tecnologia che fa il lavoro al posto dei tech provider. I dati mostrano piuttosto una tecnologia che moltiplica il lavoro da fare: più infrastrutture da costruire, più software da scrivere, più sistemi da integrare, più competenze da colmare, e — soprattutto — un intero segmento di mercato, quello delle PMI, ancora largamente da digitalizzare. Il mercato non si sta restringendo attorno a un numero minore di fornitori più efficienti: si sta espandendo a una velocità che il numero attuale di professionisti disponibili non riesce a soddisfare. Per chi opera nell'ecosistema tech, la vera sfida dei prossimi anni non sarà difendersi dall'AI, ma trovare abbastanza persone qualificate — e abbastanza imprese pronte ad affidarsi a loro — per stare al passo con una domanda che l'AI stessa sta generando, a un ritmo che nessun altro fattore economico degli ultimi decenni ha saputo eguagliare.

Simone Ranucci Brandimarte
Presidente Gruppo DigiTouch S.p.A.

Guarda anche

© 2026 DigiTouch SpA

Viale Vittorio Veneto, 22
20124 - Milano (MI)
P.IVA 05677200965
T. +39 02 89295 100

Numero Iscrizione Registro Imprese CCIAA Milano, Numero REA MI-1839576
Capitale sociale 694.834,75 euro I.V.
Numero azioni 13.896.695

Dopo il round di Exein, l’opportunità per i fornitori di tecnologia, con o senza intelligenza artificiale, e l’invito a costruire insieme.

22/09/2026 - SIMONE RANUCCI BRANDIMARTE

Ogni robot è un nodo IT

Contesto

Gli investimenti in robotica non si fermano alle macchine: generano una domanda a cascata di connettività, integrazione, sicurezza, dati e conformità. È lì che si gioca la partita degli IT provider.

Il round da 270 milioni di dollari con cui Exein è diventata un unicorno racconta una storia che va oltre la cybersecurity. Exein vende software: uno strato di sicurezza che i produttori di hardware e di chip installano direttamente dentro le macchine, dai robot ai droni ai veicoli autonomi. Nel primo semestre 2026 ha fatturato quasi il doppio dell’intero 2025. Ciò che il mercato ha premiato non è un robot: è la tecnologia che permette ai robot di funzionare in modo sicuro. È una lezione per chiunque faccia IT.

I numeri del ciclo

Nel primo semestre 2026 il venture capital ha investito 47,4 miliardi di dollari nella Physical AI, in 521 operazioni: quasi il quadruplo del semestre precedente e più dell’intero triennio 2022-2024 (41,9 miliardi). La categoria comprende anche difesa, spazio e droni. Secondo Gartner, entro il 2030 l’80% dei lavoratori in prima linea delle aziende internazionali sarà affiancato da sistemi di AI fisica: robot, droni, veicoli autonomi.

Il capitale compra macchine, il mercato compra infrastruttura

Gli investitori finanziano soprattutto i costruttori: modelli fondazionali per la robotica, piattaforme di uso generale, umanoidi. Ma ogni macchina che esce dal laboratorio e arriva in uno stabilimento, in un magazzino o in un ospedale apre a valle una catena di esigenze che non sono robotica in senso stretto. Collegarla alla rete, integrarla nei sistemi aziendali, garantirne l’identità e gli aggiornamenti, raccogliere e leggere i dati che produce, dimostrare a un cliente, a un auditor o a un assicuratore che si comporta come dovrebbe.

Lo stesso IDC, nel suo quadro di lettura della Physical AI, non riduce il mercato ai dispositivi. Lo articola in dispositivi, piattaforme e software, infrastruttura e servizi. Nei servizi colloca system integrator, servizi gestiti e modelli di robotics-as-a-service; nell’infrastruttura, accanto a calcolo e connettività, i sistemi di sicurezza cyber-fisica. Il valore si distribuisce lungo tutto lo stack, e una quota rilevante non ha bisogno di intelligenza artificiale per essere creata.

Che cosa serve a un robot per lavorare?

Guardato dal lato dell’IT, un robot è una pila di livelli. La tabella li scorre e indica dove l’AI è protagonista e dove il lavoro è di ingegneria e infrastruttura tradizionali.

Livello dello stack Che cosa richiede Serve l'AI?
Connettività e calcolo di bordo Reti dedicate e calcolo locale per decisioni in tempo reale, con latenze spesso incompatibili con il solo cloud. Per l’inferenza a bordo. L’infrastruttura è IT classica.
Integrazione IT/OT Collegamento di robot e flotte a ERP, magazzino, produzione e sistemi di sicurezza dello stabilimento. Poco. È ingegneria di integrazione.
Identità e sicurezza della macchina Identità del dispositivo, aggiornamenti firmati, rilevamento delle minacce direttamente a bordo. Per il rilevamento. Il resto è sicurezza tradizionale.
Dati e osservabilità Telemetria, registrazione degli eventi, monitoraggio della flotta, tracciabilità delle decisioni. In parte: analisi predittiva sopra una solida base di data engineering.
Orchestrazione della flotta Assegnazione dei compiti, gestione delle versioni software, rilascio controllato degli aggiornamenti. Sempre più, con agenti. Ma il governo dei rilasci resta umano.
Simulazione e validazione Gemelli digitali e test in ambiente virtuale prima dell’ingresso in produzione. Molto.
Conformità e prove per terzi Gestione delle vulnerabilità, notifiche, documentazione tecnica, evidenze leggibili da auditor e assicuratori. Poco. Utile come assistenza documentale.

Nostra lettura, sulla base della segmentazione di IDC.

Il risultato è controintuitivo per chi segue il tema dal lato dell’AI: buona parte della domanda che la robotica genera è domanda di IT classico. Reti, integrazione, identità, osservabilità, gestione dei rilasci. Sono competenze che i nostri fornitori già possiedono, da applicare a macchine che agiscono nel mondo fisico e non più soltanto a schermi e database.

Il baricentro si sposta al bordo

Le previsioni di Gartner indicano la direzione. Entro il 2028 oltre due terzi dei dati gestiti dalle imprese saranno creati ed elaborati fuori dal data center e dal cloud, e più di due terzi delle aziende adotteranno l’edge AI entro il 2029, contro il 10% del 2025. Gartner invita inoltre i responsabili di infrastruttura ad allineare fin da ora IT e OT, per non accumulare debito tecnico. Più di recente ha sottolineato che le piattaforme IoT dovranno gestire non solo dispositivi e utenti ma anche attori generati dalle macchine, e che identità, controllo, costo e responsabilità entrano nell’architettura stessa.

Per un fornitore IT è un cambio di terreno. Chi presidia oggi cloud, applicazioni e servizi gestiti ha una posizione di partenza, non di arrivo: le competenze di bordo e di tecnologia operativa vanno costruite, e chi le costruisce per primo occupa uno spazio che i grandi generalisti fanno fatica a presidiare con la stessa prossimità al cliente.

La regolazione trasforma obblighi in progetti IT

Le scadenze europee sono in larga parte scadenze IT. Dall’11 settembre 2026 il Cyber Resilience Act impone ai fabbricanti di notificare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi, con preallarme entro 24 ore e notifica entro 72. Dal 9 dicembre la nuova direttiva sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi considera un prodotto anche il software, sistemi di AI compresi, e nei casi tecnicamente complessi consente di presumere il difetto. Dal 20 gennaio 2027 si applica il nuovo Regolamento macchine.

Per un costruttore o un integratore questo significa inventario dei componenti software, gestione delle vulnerabilità, registrazione degli eventi, processi di rilascio degli aggiornamenti e documentazione tecnica in grado di reggere in giudizio. Nessuno di questi è un problema di robotica: sono problemi di sistemi informativi. E ricadono su imprese, molte delle quali PMI, che non hanno le strutture per affrontarli da sole. Ogni obbligo che scatta è domanda di servizi che parte.

Nessuno può farcela da solo

La catena è frammentata. Il costruttore fornisce l’hardware, un altro attore il modello, un integratore l’installazione, un fornitore IT la rete e i sistemi, uno specialista la sicurezza. A valle ci sono clienti che devono rispondere di ciò che il robot fa e assicuratori che devono decidere se e a quali condizioni coprirlo. Nessun fornitore, da solo, copre tutti i livelli della tabella. E il cliente, soprattutto la PMI manifatturiera, non vuole assemblare sei fornitori: vuole un’offerta con responsabilità chiare.

Lo dimostra la stessa Exein, che dopo il round di dicembre 2025 ha stretto nuove partnership nei semiconduttori, nell’industrial computing e nelle infrastrutture connesse, e dichiara di voler continuare a cercare operazioni di M&A per allargare la piattaforma. Anche i campioni crescono in alleanza.

C’è poi un motivo che riguarda da vicino il nostro mondo. L’assicurabilità di un sistema robotico dipende dalla qualità delle evidenze che produce: aggiornamenti tracciati, vulnerabilità gestite, telemetria leggibile. Uno stack costruito bene fin dall’inizio è più facile da assicurare, e uno stack assicurabile è più facile da vendere. Assicuratori e fornitori IT hanno quindi un interesse convergente che oggi nessuno sta organizzando.

Cinque proposte per lavorare insieme

1.     Architetture di riferimento condivise. Uno schema comune per portare la robotica in azienda, che tenga insieme connettività, edge, integrazione IT/OT, identità e osservabilità, così che i fornitori sappiano dove si innestano gli uni sugli altri.

2.     Interfacce e dati standard. Telemetria e prove di sicurezza in formati leggibili da auditor, autorità e assicuratori. Ciò che oggi ogni cliente ricostruisce a mano deve diventare un prodotto.

3.     Offerte integrate per le PMI manifatturiere. Un unico interlocutore, con responsabilità ripartite in modo chiaro lungo la catena, e un livello di servizio comprensibile per chi non ha un reparto IT strutturato.

4.     Competenze e banchi di prova comuni. Formazione congiunta su IT/OT e sicurezza delle macchine, laboratori dove fornitori e costruttori testano insieme l’integrazione prima di arrivare dal cliente.

5.     Un tavolo permanente. Costruttori, fornitori IT, specialisti di sicurezza, assicuratori e autorità nello stesso luogo, con un’agenda semplice: standard, dati, responsabilità.

Un’avvertenza, e una ragione in più

Sarebbe ingenuo leggere i numeri del venture come una traiettoria garantita. Il capitale che oggi affluisce in modo così concentrato produrrà vincitori e produrrà perdite: molte imprese finanziate non arriveranno a produrre e vendere su scala industriale. Per un fornitore IT è un argomento a favore della strategia proposta, non contro. Sicurezza, integrazione, dati e conformità servono a qualunque robot che funzioni, chiunque vinca la competizione tra i costruttori. Chi si posiziona sull’infrastruttura non deve scommettere su un modello di macchina.

Conclusione

Il round di Exein dice che la tecnologia che rende affidabili le macchine autonome vale già miliardi. Dice anche che una parte rilevante di quel valore si forma nei livelli meno visibili dello stack, quelli che i fornitori IT conoscono meglio di chiunque altro: sicurezza, integrazione, dati, conformità.

Invitiamo i fornitori di tecnologia italiani (grandi gruppi, software house, system integrator, società di sicurezza, insurtech) a trasformare questa opportunità in un lavoro comune. Come Italia Insurtech Association siamo pronti a mettere a disposizione uno spazio di confronto in cui partire dalle cinque proposte di queste pagine. Il ciclo è aperto e i posizionamenti si decidono ora: chi arriva insieme arriva prima.

NOTE E FONTI

Exein: comunicato del 15 settembre 2026 e cronache di Innovation Post, Forbes Italia, MilanoFinanza, Industria Italiana, Morning Tech (sintesi di TechCrunch). Investimenti: Crunchbase News (18 agosto 2026). Stack e mercato: IDC (Physical AI & Robotics Research). Previsioni: Gartner (Predicts 2026: Physical AI Pushes I&O to the Edge; strategic predictions riportate da IoT Business News, 16 settembre 2026). Norme: Commissione europea (Cyber Resilience Act), Direttiva (UE) 2024/2853, Reg. (UE) 2023/1230.

Simone Ranucci Brandimarte
Presidente Gruppo DigiTouch S.p.A.

Guarda anche

© 2026 DigiTouch SpA

Viale Vittorio Veneto, 22
20124 - Milano (MI)
P.IVA 05677200965
T. +39 02 89295 100

Numero Iscrizione Registro Imprese CCIAA Milano, Numero REA MI-1839576
Capitale sociale 694.834,75 euro I.V.
Numero azioni 13.896.695

Il Gruppo incontra a Palazzo Mezzanotte gli investitori istituzionali italiani e internazionali per illustrare strategia, risultati e prospettive del Piano Industriale 2025-2027.

20/10/2026

Il Gruppo Digitouch tra i protagonisti dell’evento “NEXTGEMs 2026”

Contesto

Milano, 20.10.2026 – Digitouch S.p.A., Gruppo quotato su Euronext Growth Milan che opera come Growth Orchestrator, comunica che parteciperà il 20 ottobre alla settima edizione di NEXTGEMs 2026, la conference dedicata alle società quotate con una capitalizzazione non superiore a 100 milioni di euro, in programma presso Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana a Milano.  

Nel corso dell'evento, il management di Digitouch presenterà l'evoluzione strategica del Gruppo, delineata nel Piano Industriale 2025–2027, i risultati economico-finanziari e le prospettive di sviluppo del business. 

Al centro degli incontri, il posizionamento di Digitouch come Growth Orchestrator e il modello organizzativo basato sull'integrazione delle competenze delle tre aree Customer, Commerce e Platform, attraverso le quali il Gruppo accompagna le imprese nei percorsi di trasformazione digitale e crescita. 

«NEXTGEMs rappresenta un'importante occasione di confronto con la comunità finanziaria per condividere l'evoluzione del nostro Gruppo e le direttrici del Piano Industriale 2025–2027. Il nostro modello Growth Orchestrator nasce dalla volontà di integrare competenze, dati e tecnologie per rispondere in modo sempre più completo alle esigenze delle imprese e sostenere nuove opportunità di crescita», dichiara Simone Ranucci Brandimarte, Presidente del Gruppo Digitouch. 

L'evento è organizzato da Virgilio IR in collaborazione con My Twin Communication, con il supporto di Borsa Italiana. 

La presentazione per gli investitori sarà disponibile online nella sezione Investor Relations del sito www.gruppodigitouch.it . Per la registrazione e maggiori informazioni: www.nextgems.it . 

Guarda anche

© 2026 DigiTouch SpA

Viale Vittorio Veneto, 22
20124 - Milano (MI)
P.IVA 05677200965
T. +39 02 89295 100

Numero Iscrizione Registro Imprese CCIAA Milano, Numero REA MI-1839576
Capitale sociale 694.834,75 euro I.V.
Numero azioni 13.896.695

Prompts

DigiTouch S.p.A. (ticker DGT), listed in Italy.